In a Radical Mood

“Largo all’avanguardia pubblico di merda.
Tu gli dai la stessa storia tanto lui non c’ha memoria”_Roberto “Freak” Antoni

Perchè radicale?
Perchè ragionare per opposizioni?
A queste domande solitamenta si risponde affermando che questo atteggiamento porta a una maggiore innovazione, allo sviluppo di idee n grado di generare nuove idee e forme.

Questo è vero per artisti quali John Zorn, Marcel Duchamp, Lebbeus Woods, Frank Zappa o Moebius, che tramite l’eliminazione di sfumature romantiche e serialismi sterili, in favore dell’ibridazione linguistica e di dinamiche improvvise, hanno creato idee, forme e composizioni  in grado di proiettarsi nel futuro rimanendo sempre attuali.

Oggi molti protagonisti (quasi tutti) delle diverse discipline artistiche si dicono radicali.

È sempre vero? o il “radical thinking” (è impressionante provare a scrivere queste parole su google e scoprire che esistono siti con istruzioni per “ragionare come geni”) è spesso solo una manovra pubblicitaria o, peggio, una inconsapevole e retorica autocelebrazione ?

Nel mondo dell’architettura:

Se apriamo il frequentatissimo e linkatissimo blog “Archdaily” (ma anche “Dezeen” o “A daily dose of architecture”) troviamo pubblicati decine di progetti “radicali” ideati da architetti che, imitando i pur sempre grandi Rem Koolhaas, Hernan Diaz Alonso, Peter Cook, Enric Miralles etc., cercano i tanto osannati “5 minuti di celebrità” (in questo caso 15 sarebbe un risultato spropositato) che vengono superati e dimenticati non appena viene pubblicata la decina di progetti successiva.

Vedendo questo flusso continuo di “radicalità” che porta a una radicale indigestione, ci si chiede, usando una bella espressione americana:
“are we missing the point”?

1993_woods-lebbeus-002

http://issuu.com/minimoarch/docs/minimo6

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